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L’impianto di prima pioggia in continuo con By-pass consente un trattamento istantaneo delle acque di recapito senza l’ausilio di dispositivi elettromeccanici: le acque meteoriche vengono selezionate dal pozzetto scolmatore per evitare il sovraccarico del collettore e convogliate nelle vasche di accumulo per il trattamento in continuo; il pozzetto dispone di una soglia tarata in base alla portata (STRAMAZZO) che ne consente il regolare deflusso.
Nel modulo di separazione statica avviene la sedimentazione delle frazioni solide (terre, sabbie e materiale fangoso in genere) che si depositano sul fondo sino al momento della pulizia periodica della vasca oltre ad una prima fase di disoleazione con la separazione di oli e idrocarburi non emulsionati mediante flottazione in superficie.
Prima di giungere al recapito finale, la massa liquida viene fatta transitare in uno speciale filtro adsorbente a coalescenza che trattiene gli ultimi residui di sostanze oleose ancora presenti. Il filtro a coalescenza prevede un dispositivo di un otturatore automatico a galleggiante che, attivato al raggiungimento di un determinato livello di liquido leggero accumulato in superficie, ostruisce il foro in uscita impedendo il passaggio dell’olio.

 

 

 

Gli impianti per il trattamento di prima pioggia, raccolgono tutte le acque provenienti dalle fognature di strade e parcheggi (aree di transito e di sosta) e convogliate nelle vasche di accumulo attraverso pozzetti scolmatori o by-pass. Secondo la normativa vigente in materia, si intendono acque di prima pioggia quelle identificate nei primi 5 mm e per una durata massima di 15 minuti, potenzialmente più inquinate di quelle successive dette di seconda pioggia.
Le acque di prima pioggia temporaneamente accumulate, subiscono la sedimentazione delle sabbie e dei fanghi e, dopo un tempo di stasi (48 ore circa), vengono trasferite in un comparto disoleatore attraverso un’elettropompa sommersa a portata costante e rilancio temporizzato.
Nel disoleatore statico avviene la separazione dei liquidi leggeri mediante un filtro a coalescenza, prima di essere inviato al ricettore finale. A valle dell’impianto viene istallato un pozzetto di idonee dimensioni per il prelievo dei campioni d’acqua.
Qualora fosse necessario trattare maggiormente queste acque, è consigliabile predisporre filtri a carboni attivi.
La separazione delle acque di prima e seconda pioggia, avviene grazie ad una valvola antireflusso a galleggiante posizionata all’ingresso della vasca di accumulo.

 

 
 
 
 
 
 
 


Le vasche/fosse IMHOFF sono realizzate in ottemperanza a quanto prescritto dalla Gazzetta Ufficiale n.48 del 21 febbraio 1977 e sono obbligatorie su tutto il territorio nazionale.
Sono costituite da due comparti sovrapposti comunicanti tra loro attraverso una fessura longitudinale: uno superiore di sedimentazione dove i solidi sospesi sedimentabili precipitano lungo le pareti inclinate della tramoggia, ed uno inferiore di accumulo e digestione; in quest’ultimo, per l’assenza di ossigeno (condizione di anossia) i fanghi accumulati sul fondo vengono stabilizzati attraverso un particolare processo di mineralizzazione chiamato “digestione anaerobica” dei fanghi e i gas biologici generati dalla fermentazione vengono liberati da appositi sfiati posti ai lati del foro in entrata e portati fin sopra il tetto del manufatto.
Dopo un tempo di ritenzione, l’acqua esce chiarificata e non entra mai in contatto con il comparto inferiore.
All’ingresso dei liquami, vengono predisposti dei carter di protezione (deflettori) per ridurre le turbolenze idrauliche prodotte dai liquami in transito ad alta velocità e che potrebbero danneggiare il processo di sedimentazione, oltre a distribuire uniformemente il flusso su tutta la superficie verticale .
Le parti in sospensione si accumulano formando uno spesso strato indurito che deve necessariamente essere rimosso almeno 1-4 volte all’anno.
Sarebbe opportuno pre-trattare i liquidi in transito verso la vasca Imhoff con  degrassatori-desaponatori per la probabile presenza di oli, grassi e detersivi, che potrebbero causare gravi inconvenienti in tutte le varie fasi del trattamento; inoltre, per un corretto funzionamento dell’impianto, si dev evitare l’ingresso di corpi grossolani (sacchetti di plastica, pannolini per bambini assorbenti igienici, cotton-fioc, etc.)
 


 

 


I disabbiatori/disoleatori statici, per semplice gravità, permettono la sedimentazione e la disoleazione di quelle particelle sospese che hanno un peso specifico differente dall’acqua.
Un’ulteriore chiarificazione della massa liquida avviene con degli speciali filtri adsorbenti a coalescenza attraverso i quali l’acqua è fatta defluire e che trattengono piccoli residui di grassi e oli eventualmente sfuggiti nelle prime fasi del trattamento.All’interno delle vasche è presente un comparto per la raccolta e l’accumulo degli oli ed un dispositivo di chiusura automatica sulla tubazione in uscita che, attivato da un determinato livello di liquido leggero accumulato in superficie, chiude lo scarico impedendo la fuoriuscita dell’olio.
In conclusione il ciclo di trattamento può essere così riassunto:
·decantazione del materiale sedimentabile che per gravità tende a depositarsi sul fondo delle vasche (fango, sabbie, morchie, ecc…);
· disoleazione statica di tutte le sostanze leggere oleose che tendono a galleggiare in superficie (grassi e oli minerali, idrocarburi non emulsionati);
· filtrazione a coalescenza dell’effluente per bloccare eventuali particelle di oli, grassi o idrocarburi ancora in sospensione nelle acque;
·dispositivo di chiusura automatica dello scarico finale (otturatore a galleggiante tarato per liquidi leggeri) per impedire sversamenti accidentali di reflui non trattati.
 
 
 
 
 
 
 

 

 


 
 
 



 
L'Impianto biologico di ossidazione totale a fanghi attivi è un sistema di depurazione per il trattamento delle acque reflue, al servizio di case sparse, piccoli centri abitativi, attività turistiche, ristoranti, scuole, ospedali ed altre attività isolate che non hanno un recapito nella pubblica fogna. Il processo si basa sul trattamento biologico aerobico a biomassa sospesa con areazione per formazione di flora batterica attiva (Fanghi Attivi) e sedimentazione finale con ricircolo dei fanghi.
Questo sistema non è altro che l’applicazione artificiale del processo di autodepurazione naturale (laghi, corsi d’acqua), con la differenza che i batteri nel manufatto (vano di Ossidazione) si trovano in concentrazione maggiore in uno spazio ridotto. L'Impianto biologico di ossidazione totale a fanghi attivi è concepito per ridurre al minimo il consumo di energia elettrica e gli interventi di manutenzione. Essendo ridotta al minimo la produzione dei fanghi in eccesso da allontanare, sono minimizzati i problemi gestionali connessi. Gli ampi margini di sicurezza mantenuti nell’individuazione dei parametri dimensionali, consentono all'impianto di depurazione di sopportare punte di carico organico ed idraulico superiori al 10%, senza che avvengano disfunzioni ai processi biologici operanti all'interno dell'impianto.



 
 

 

 

Le Vasche e gli Impianti per il trattamento delle acque meteoriche hanno la funzione specifica di:

  • separare le acque di prima pioggia dalle successive acque precipitate (seconda pioggia) sul piazzale,

  • trattare le acque meteoriche accumulate con sistema di disoleazione a coalescenza,

  • smaltirle dopo il trattamento di depurazione.

Il ciclo di trattamento si svolge attraverso fasi di decantazione, accumulo, rilancio prima pioggia, disoleazione e filtrazione a coalescenza.
Le acque di prima pioggia saranno escluse dalle successive di seconda pioggia tramite la chiusura della valvola posta sulla tubazione d’ingresso acque, comandata da un galleggiante tarato a un adeguato livello.

Lo stato di calma così determinato all’interno della vasca consente di ottenere, per gravità, la separazione degli inquinanti di peso specifico differente da quello dell’acqua. È una delle operazioni più diffusamente utilizzate nel trattamento delle acque reflue per ottenere un effluente chiarificato.

Le acque accumulate defluiranno nel comparto di rilancio-sollevamento e per mezzo di un’elettropompa sommergibile verranno scaricate nel comparto di disoleazione statica.

Per un ulteriore affinamento, la massa liquida chiarificata viene fatta defluire attraverso uno speciale filtro adsorbente a coalescenza, utile a rimuovere quelle tracce di sostanze oleose eventualmente presenti.
Inoltre sulla tubazione di uscita è inserito un dispositivo di chiusura automatica a galleggiante (otturatore) che, attivato da un determinato livello di liquido leggero accumulato in superficie, chiude lo scarico impedendo la fuoriuscita dell’olio.

L’impianto Trattamento Acque Di Prima Pioggia con Accumulo e Rilancio è realizzato con gli innovativi

 

L’impianto Trattamento Acque Di Prima Pioggia con Accumulo e Rilancio Gazebo è dotato di:

  • valvola di chiusura a galleggiante,

  • elettropompa sommergibile di rilancio con quadro elettrico di comando e controllo,

  • sensore di pioggia,

  • dispositivo di chiusura automatica ad otturatore a galleggiante in acciaio INOX AISI 304 tarato per liquidi leggeri, dotato di filtro a coalescenza asportabile in poliuretano espanso a celle aperte.

 

a vasche monoblocco di 2ª generazione, in grado di offrire vantaggi di livello assoluto:

  • Maggior durabilità

  • Incremento della duttilità

  • Incremento della resistenza meccanica a trazione e flessione

  • Aumento della resistenza chimica in ambienti aggressivi

  • Completa assenza di microfessurazioni

  • Assoluta impermeabilità

  • Maggior resistenza al fuoco

  • Abbattimento inquinamento ambientale.

Per acqua di prima pioggia si intendono i primi 5 mm di acqua per ogni evento meteorico per ogni metro quadrato di superficie impermeabile dotata di rete drenante. Ai fini del calcolo delle portate si stabilisce che tale quantitativo di acqua raggiunge la superficie in 15 minuti.

Con lo sviluppo urbanistico degli ultimi decenni, si è incrementata in modo eccezionale la quantità di aree impermeabili soprattutto destinate ad usi produttivi e/o commerciali. Per questo sono state messe a punto delle normative che prevedono l'obbligo di accumulare le acque meteoriche ricadenti sulle superfici impermeabili e di trattarle al fine di evitare il recapito nei corsi d'acqua o nelle pubbliche fognature di sabbia, terriccio, idrocarburi, residui oleosi, particelle di materiali di consumo provenienti dagli autoveicoli circolanti, eccetera.

A tal fine la prima normativa che ha regolamentato l'afflusso e il trattamento di questo tipo di acque è stata quella della Regione Lombardia che con la Legge n.62 del 27 maggio 1985 ha definito cosa si intende per "acqua di prima pioggia" e quali sono i trattamenti indispensabili.

Col Decreto Legislativo n.152 dell'11 maggio 1999 e successivamente col Decreto Legislativo n.152 del 3 aprile 2006 la normativa nazionale ha recepito il concetto di acque di prima pioggia e all'articolo n.113 del D.Lgs n.152/2006 si legge:

"Ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell'Ambiente e della tutela dei territori, disciplinano e attuano:

a) le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento, provenienti da reti fognarie separate;

b) i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l'eventuale autorizzazione".

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